Anche quello di Angelo Brofferio
(1846-1894), definibile come junior per distinguerlo dall'omonimo
patriota e grande studioso di musica piemontese, è un
caso davvero curioso.
Si tratta di uno dei maggiori
psicologi della storia italiana, oltre ad essere uno dei primi
professori ufficiali della materia (al liceo Manzoni di Milano,
nell'ultimo quarto dell'Ottocento).
Di lui non dicono quasi nulla
le storie (italiane) della disciplina ed è persino difficile
trovare un suo ritratto.
Tant'è che non l'ho
ancora trovato. Per cui, in mancanza di meglio: a titolare questa
pagina ho messo quello del nonno (o dello zio?).
D'altronde, è spesso
un uso nazionale adorare qualsiasi scarpa di autore purchè
straniero (meglio se proveniente dal centro dell'impero). Molti
colleghi diffidano infatti dei colleghi, nel timore che (anche
da morti) possano sottrarre loro qualche spazio accademico.
Non nutro le medesime apprensioni,
e cerco dunque di porre un piccolo rimedio.
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Le sensazioni si distinguono
[...] in sensazioni propriamente dette e immagini, o meglio in
sensazioni prodotte e sensazioni riprodotte.
L'immagine non ci dà l'oggetto
come esistente in realtà, come fa la sensazione corrispondente;
quindi l'immagine è soltanto un fantasma, una copia, un'imitazione,
una traccia, un'impronta della sensazione.
L'inferenza è un fatto
psicologico, ma non ha nulla a che fare con la logica; essa consiste
in un doppio richiamo di immagini.
La trama del nostro pensiero
è costituita specialmente da inferenze, e specialmente
da queste inferenze spontanee, semi-incoscienti; ad ogni momento
noi crediamo di vedere cose che invece argomentiamo senza saperlo.
L'esistenza di un'intelligenza
incosciente, scoperta da Leibniz, è ormai divenuta un
dogma per la psicologia moderna.
Ci sono delle inferenze completamente
coscienti e delle inferenze parzialmente coscienti, cioè
delle quali è presente alla coscienza soltanto una parte.
Vi è inferenza quando percepiamo un rapporto fra due termini
in conseguenza delle percezioni di due rapporti che questi termini
hanno con un terzo termine; ma questi due rapporti col terzo
termine possono essere o non essere presenti alla coscienza nel
momento in cui percepisce il terzo rapporto; nel primo caso vediamo
con la coscienza tutta l'inferenza, ma nel secondo ne osserviamo
direttamente solo una parte. In quest'ultimo caso la coscienza
ci inganna.
Le immagini non possono soltanto
prodursi: possono riprodursi; ossia le sensazioni possono continuare,
non solo, ma ritornare nella coscienza dopo che sono sparite.
Nell'intervallo, appunto perchè sono sparite dalla coscienza,
esse non sono oggetto di osservazione diretta; anche questa è
una tautologia. Noi crediamo che siansi conservate, ma lo crediamo
per ragionamento; se torniamo ad avere le copie, senza gli originali,
anzi anche quando gli originali hanno cessato interamente di
esistere, è segno che le copie non hanno cessato di esistere;
se ritornano, vuol dire che si sono nascoste, che furono smarrite,
ma non perdute; che si sono trasformate, ma non annullate [...]
ciò non vuol dire che si siano mantenute come immagini
reali e presenti: vuol dir solo che nell'intervallo sono state
immagini possibili a certe condizioni; ossia che se si fossero
presentate le condizioni della loro riproduzione, esse si sarebbero
riprodotte.
Desideri e passioni contrarie
fra loro, opinioni contrarie fra loro, ci sono anche nella nostra
coscienza. La riflessione (dianoia), dice Platone, è un
dialogo con noi stessi. E l'esitazione e il dubbio gli danno
ragione. Nei sogni questo dialogo con noi stessi ci sembra un
dialogo con altri, e spesso ci pare impossibile che non capiscano
le nostre ragioni e non comprendiamo le loro; eppure talvolta
svegliandoci dobbiamo riconoscere che chi aveva ragione era il
nostro avversario; dunque il nostro incosciente ragionava meglio
di noi.
Quando il medio tiene un dialogo
con l'intelligenza occulta che gli dirige la mano, le intelligenze
sembrano due, almeno nel modo di manifestarsi. Il medio ha la
coscienza e l'intuizione delle domande, mentre le risposte gli
sono date come se non fossero pensate da lui.
Nel sogno c'è uno sdoppiamento,
anzi un frazionamento drammatico della personalità. In
sogno noi discorriamo con altre persone, le quali sono ancora
noi. In quella commedia che si chiama sogno noi siamo, come diceva
un tedesco, protagonisti e parti secondarie, poeta e pubblico,
siamo anzi il teatro stesso.
Leggete la Deuteroscopia di Horst.
Colla vostra ipotesi, faccio
economia di uno spirito, ma non economia di personaggi; giacchè
restiamo sempre in due, io e il mio incosciente, che pensiamo
separatamente. E il mio incosciente è un personaggio non
meno ipotetico e non più intelligibile dello spirito.
Il solo vantaggio della vostra ipotesi è che questo personaggio
può non essere uno spirito, perchè posso prestargli
un pezzo del mio sistema nervoso.
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Le frasi ("tra virgolette")
riportate in ciascuna pagina sono derivate da testi degli autori
cui la pagina è intitolata. Così come all'autore
si riferiscono anche le immagini citate.
In questo caso, fra i lavori
più significativi (che, naturalmente, consiglio di andare
a leggere direttamente e con tutto il relativo contesto) ricordo:
Brofferio A. (1880). Psicomitologia.
Incompiuto, ma premiato dalla Accademia dei Lincei.
Brofferio A. (1884). Le
specie dell'esperienza. Milano: Dumoland.
Brofferio A. (1889). Manuale
di psicologia. Milano: Briola.
Brofferio A. (1892). Per lo spiritismo. Milano: Briola.
Brofferio A. (postumo). L'enigma
umano.
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La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
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La Psicotecnica esiste da molto
tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
2002.
Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
sono stati:
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Tel: 02.36680878
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a trovare. Arrivederci a presto.