Nella storia dello stage hypnotism,
è assai curioso il caso di Jean Martin Charcot.
Solitamente, nella ingenua
iconografia della psicologia scientifica novecentesca, si considera
Charcot una specie di pioniere del mesmerismo, con le dimostrazioni
che tiene alla Salpêtrière di Parigi negli anni
Ottanta dell'Ottocento.
Il prototipo degli spettacoli
tenuti da Charcot (seguito da altre immagini che gli si ispirano).
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In effetti, però, almeno
da metà Settecento e per tutto l'Ottocento, questo genere
di rappresentazioni ipnoteatrali o sonnamboliche si sono tenute
a centinaia per tutta Europa.
Lo stesso Freud, molto prima
di recarsi alla Salpêtrière, aveva visto in teatro
gli spettacoli di Jensen, rimanendone assai impressionato e ricavandone
un viatico essenziale per la sua professione (come ci testimonia
il suo biografo ufficiale Ernest Jones).
Eppure, gli spettacoli di Charcot
sono considerati molto scientifici (dalla psicologia ufficiale),
mentre quelli di cui di cui egli non rappresenta che un tardo
epigono (anche abbastanza modesto, almeno a giudicare dalle testimonianze)
non vengono nemmeno presi in considerazione.
Probabilmente ciò dipende
dal fatto che Charcot è un monumento della fisiologia-medicina
(francese), per cui figura come una inaspettata occasione di
certificazione oggettiva ed empirica per la nascente psicologia,
desiderosa di proporsi come scientifica.
Mentre gli altri, nonostante
il fatto che spesso siano medici, rischiano di apparire soltanto
come degli psicologi.
La principale qualità
dell'ipnoteatro di Charcot consiste infatti nel suo rifarsi molto
efficacemente e puntualmente (come è ben reso dalla sua
immagine-simbolo riportata poco sopra) alla tradizione della
specola anatomica di tutte le scuole di medicina, ma con riferimento
a una possibile manifestazione oggettivata della mente.
Come sintetizza Ernest Jones,
la maggiore qualità del suo intervento consisterebbe nel
fatto che: "Grazie a Charcot, l'isterismo diventava, quasi
da un giorno all'altro, una malattia del sistema nervoso degna
di ogni rispetto".
Dove il punto, tanto per essere
una volta tanto prosaici, sta soprattutto nell'idea di inventare
l'isteria come "malattia del sistema nervoso" e nel
considerarla per questo, e per questo soltanto, "degna di
ogni rispetto".
Tale procedimento si è
peraltro allargato a tutte le manifestazioni della coscienza
che si discostano dal comportamento medio e normale e corretto
(qualunque cosa si possa intendere con questa santificazione
del conformismo comportamentale).
In virtù di tale visione,
infatti, il concetto di malattia non viene più limitato,
come è avvenuto da Pinel in poi, alle forme più
macroscopiche di comportamento alternativo, ma anche a quelle
meno visibili e intime, come tutto ciò che riguarda il
sesso, la paura, le relazioni.
La fantasia, l'immaginazione,
il pensiero creativo, quando si esprimono al di fuori dei criteri
stabiliti dall'igiene mentale autorevolmente intesa dalla morale
che si definisce ufficialmente medica e scientifica, non possono
essere altro che il prodotto di una degenerazione fisiologica.
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Può suonare retorico,
ma la sostanza di queste situazioni tende a essere piuttosto
uniforme: un uomo scruta una donna resa fisicamente passiva.
Una lezione universitaria di
anatomia (Torino, 1838) tenuta da Francesco Bertinatti.
La prima dimostrazione pubblica
di un'operazione sotto anestesia, illustrata da Robert Hinckley
(1882).
Questa stampa e questo quadro
rappresentano invece momenti del ben noto processo per stregoneria
di Salem in Massachusetts (fine Seicento).
Un processo alle streghe di
cui non ho trovato l'autore.
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Sul tema si possono vedere
anche le pagine:
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La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
_______________________________
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tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
2002.
Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
sono stati:
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