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    "Psicotecnica è l'arte della mente"
     
     
    DOPPIO ATTORE
     
     
    Il concetto di una doppia natura della mente (tipicamente: la mente cosciente contrapposta o parallela a quella incosciente) percorre tutta la tradizione psicologica, tanto da poter essere considerato come uno dei fondamenti (o dei postulati) più caratteristici della psicologia stessa.
     
    Di solito: una delle due menti è considerata primitiva, infantile, animalesca; mentre l'altra viene proposta come seconditiva, adulta, razionale.
     
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    La doppiezza della condizione umana viene espressa talvolta anche collegandola alla natura tipica del diavolo (serpente dalla lingua biforcuta).
     
    Ogni tanto, almeno dall'Ottocento in poi, questa doppia natura viene espressa con la più moderna metafora dei due emisferi: uno più libero e creativo, l'altro più coatto e razionalizzatore.
     
    Il diavolo viene allora presentato come fosse dotato di una doppia faccia, o di una doppia maschera o di una doppia natura: una quella della testa, l'altra quella del corpo (collocata nel tronco, ovvero in un qualche modo tra sesso e cuore).
     
     
     
    Il diavolo in trono, secondo una incisione tardoquattrocentesca.
    Un altro diavolo, dal Museo delle belle arti di Strasburgo.
    Il Papa cattolico come diavolo, secondo una incisione ugonotta del Quattrocento.
    Soplones di Goya (1796-1797).
     
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    Il diavolo secondo le Histoires prodigieuses di Boisteau (1560).
    Una strega evoca il diavolo, dalla Cosmographia universalis (Basilea, 1544).
     
    In questi ultimi due casi, il diavolo sembra esistere attraverso più di due volti o nature.
     
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    Il diavolo parla attraverso un monaco, in una incisione del 1525.
    Demone che mangia la testa di un uomo, in un capitello della chiesa di Saint-Pierre a Chauvigny.
     
    In questi ultimi casi: la doppia natura del soggetto sembra consistere in una prevalenza del diavolo stesso.
     
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    Incisione tratta da Van der Grossen lutherischen Norren di Thomas Murner (1522), dove un disegnatore filocattolico descrive un pastore luterano (al centro) che stringe un patto tra il diavolo e un pazzo/giullare.
    La Dea Eresia di Anton Eisenhoit (XVI secolo).
     
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    La doppia natura della mente si ripropone anche in termini moderni (non necessariamente diabolici), specie evocando l'idea di una contrapposizione fra interno ed esterno, o fra davanti e dietro (oltre che tra sopra e sotto).
    La metafora prevalente è quella di una sorta di anima-aura che circonfonde o si aggira intorno all'apparenza fisica.
     
     
     
     
    Alcuni poster : uno scientifico, quattro phantasy
     
     
     
    Casi letterario-cinematografici: un vampiro; Batman; Superman; Jekill e Hyde.
     
     
     
    Le due bestie (apocalittiche) di William Blake.
    Il segno dei Gemelli secondo il Visionary Zodiac della Wildside Press.
     
     
     
    Un quadro di Magritte.
    Almost di Eric Bielak.
    La testa di Phineas Gage.
     
     
     
     
    Nature multiple nella elaborazione di Boris Vallejo.
     
     
     
     
    Nature multiple nella elaborazione di Judie Bell.
     
     
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    Il tema del doppio, specie come compresenza di maschile e femminile ovvero di sole e luna o più in generale come coniunctio oppositorum, ricorre costantemente nella letteratura alchemica.
     
     
     
    Ermete Trismegisto (dal ViridariumChymicum)
     
     
    Ermafrodito; re Sole e regina Luna; Cavaliere con la doppia fontana (dallo Splendor Solis).
     
     
     
    Una immagine di Kelly (1676).
     
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    Più modernamente, il concetto del doppio viene rappresentato attraverso delle figure di mostri o freak o prodigi.
    Questo avviene soprattutto, ma certo non solo, in epoca moderna.
    In questi (frequenti) casi: la natura poliedrica della condizione umana viene concretizzata in una doppiezza di natura fisica e biologica.
     
     
     
    Un bambino doppio riprodotto da Durer.
     
     
     
     
     
     
     
     
    Varie altre figure di doppi, ovvero di multipli, databili in epoca tardomedioevale o protomoderna.
    Talvolta hanno l'aria di essere rappresentazioni consapevolmente fantastiche,.
    Ma, specie se contestualizzate al tempo e ai testi in cui compaiono, è abbastanza evidente che nella maggior parte dei casi vengono prese molto sul serio.
     
     
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    Con l'avvento della fotografia, vengono fornite prove empiriche certe (quali solo la fotografia, nel suo evidente realismo, può fornire) della esistenza di tali doppi.
     
     
     
    Il prototipo del doppio sono i gemelli siamesi.
     
     
     
    Vengono tutavia fornite diverse prove di poliedricità individuale anche in altre prospettive.
     
     
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    Nei termini della compresenza del maschio e della femmina presso il medesimo individuo, un ottimo esempio è rappresentato dalla donna barbuta o comunque ambivalente.
     
     
     
     
    Due donne barbute presentate come fenomeni da baraccone.
    Un quadro di Jusepede Ribera (1631).
    Donna-uomo presentata/o nelle fiere.
    Donne barbute in un testo cinquecentesco.
     
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    Uno yogj ha la visione dei cinque Buddha.
    Ganesha.
    Una rappresentazione della Sacra Famiglia (le Cinque Persone).
     
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    La realizzazione di questa impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena, ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni volumi, pubblicati di recente.
    Per avere una possibile spiegazione (?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero per trovare un riferimento più preciso per le citazioni qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che possono stare qui, puoi vedere:
     
     
       

    STORIA delSOGGETTO
    La formazione mimetica della persona

      THEATRUM PSYCHOTECHNICUM
      L'espressione poetica della persona

      REGIA PSICOTECNICA
      Tattica della Formazione Personale

     
     
    museum.psicotecnica.eu è anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi, che può suggerire in forma visiva quanto lì viene sviluppato in forma teorica più approfondita.
     
     
     
     
     
     
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    Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
    museum.psicotecnica.eu non progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
    Non pretende di (e non aspira affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
    Per cui: si presume che sia presente, che cambi, che non sia mai completo.
    Come del resto avviene a tutte le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
    Se avete dunque da suggerire qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne ringraziamo anticipatamente.
     
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    La Psicotecnica esiste da molto tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre 2002.
    Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu sono stati:
     
     
     
     
     
     
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