Il premio Nobel per la letteratura
che è stato assegnato a Dario Fo, nel 1997, rappresenta
un caso interessante dal nostro punto di vista.
Al di là delle indubbie
qualità artistiche e intellettuali di questo geniale personaggio,
il fatto significativo è che sarebbe difficile definire
i suoi testi come letterariamente così rappresentativi
(specie se confrontati coi molti autori di opere letterarie in
senso classico che non hanno mai ricevuto un premio Nobel nonostante
l'alto livello del loro lavoro).
Ovvero, anche: non c'è
paragone tra la lettura dei suoi testi e la rappresentazione
viva che solo lui ne sa dare (ogni volta in modo almeno un po'
nuovo).
Ma soprattutto: i suoi interventi
sulla scena sono fondamentalmente, scientemente, programmaticamente
e ideologicamente una forma di teatro almeno in parte attuale
e all'improvviso.
Come ho potuto constatare più
volte anche di persona: Dario Fo, seguendo la più classica
delle tradizioni performative, cambia continuamente il suo testo
in scena da una sera all'altra, in base alle reazioni del pubblico,
agli sviluppi (sociali, politici, di cronaca ecc) intervenuti
in giornata, all'ispirazione del momento.
Ne consegue che i suoi testi
(nel senso dei copioni codificati e pubblicati in libro) sono
molto più una registrazione parziale e a posteriori che
non una redazione compiuta e determinata a tavolino.
Dario Fo è insomma un
grande attore e comico, molto più che un letterato.
E il fatto che una delle istituzioni
più tradizionali e in qualche modo conservatrici della
cultura occidentale, come quella che alimenta il rito-mito del
premio Nobel, abbia voluto certificarne il lavoro sembra indicativo
tanto di un certo disagio quanto di una certa apertura.
Una possibile lettura dell'evento
è infatti che questi testimoni rappresentativi della cultura
ufficiale abbiano voluto in qualche modo correre ai ripari rispetto
a una dimensione culturale rilevante ma di cui la tradizione
letteraria del testo non riesce ad avere controllo.
Di fatto: è stato premiato
un attore, un teatrante, una forma di espressione immediata,
molto più che un'opera scritta per essere letta.
Quasi che la cultura accademica
di fine Novecento si sia resa conto che la tradizione del testo
come unica categoria santificata di espressione performativa
stia troppo stretta alla capacità umana di esprimersi.
Questo atteggiamento aveva
già fatto capolino in passato, con l'assegnazione del
premio (formalmente: per la letteratura) ad altri personaggi
la cui testimonianza culturale è stata però principalmente
sulla scena (Maeterlinck, Pirandello, Shaw, Beckett, Soyinka
ecc).
Ma nel caso di Dario Fo, il
quale è chiaramente molto più un attore da vedere
che un autore da leggere, sembra avere raggiunto un livello di
evidenza particolarmente esplicito.
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Le frasi ("tra virgolette")
riportate in ciascuna pagina sono derivate da testi degli autori
cui la pagina è intitolata. Così come all'autore
si riferiscono anche le immagini citate.
In questo caso, fra i lavori
più significativi (che, naturalmente, consiglio di andare
a leggere direttamente e con tutto il relativo contesto) ricordo:
Fo D. (a cura di F. Rame).
Manuale minimo dell`attore. Torino: Einaudi, 1987.
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La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
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La Psicotecnica esiste da molto
tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
2002.
Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
sono stati:
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