Abraham Goldfaden, ebreo di
origine russa, una volta scampato a quelle terre, gira l'Europa
centrale.
Studia medicina a Monaco, quindi
abbandonan gli studi e si reca a Jasi, capitale della Moldavia
(in Romania).
Nel 1876, durante la tradizionale
festa del Purim, per la prima volta mette in scena, nella taverna
di Simon Marks, una storia, di argomento laico, che parla di
una donna: Serkele. Storia scritta, non destinata al teatro,
appena pubblicata da Salomon Etinger
Si installa però presto
a Bucarest. A seguito della guerra russo-turca un gruppo di altri
ebrei russi, tutti commercianti, che hanno stabilito il loro
quartier generale a Bucarest, si arricchisce notevolmente, tanto
da finanziargli una vera e propria compagnia a partire dal 1877.
Il favore suscitato è
notevole, tanto che le sedute, se non proprio serate, di teatro
yiddish diventano un punto di riferimento per la vita della comunità
ebraica di Bucarest.
Goldfaden rimane a Bucarest
fino al 1883, allontanandosene poi per via dell'intervenuta crisi,
e qualche volta fallimento, dei commercianti ebraici nella zona.
Quindi si reca negli Stati Uniti e in vari altri luoghi.
Il teatro yiddish trova la
sua stagione migliore in Russia e in America, ma anche in Europa.
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In questo caso, tra le fonti
di riferimento, ricordo più che altro una biografia scritta
da altri:
Goldfaden A., Heskes I. (1990).
The music of Abraham Goldfaden: Father of the yiddish theater.
Cedarhurst: Tara Publications.
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La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
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La Psicotecnica esiste da molto
tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
2002.
Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
sono stati:
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