E' difficile stabilire una
separazione di qualche tipo tra i classici dell'ipnotismo (diciamo
da metà Settecento all'inizio del Novecento) e i moderni
(quelli successivi).
Fanno più o meno tutti
le stesse cose, per cui la loro distinguibilità è
più che altro una questione che riguarda il contesto in
cui operano, ovvero gli abiti di cui si abbigliano.
Il modo in cui vengono ricordati
(o amano farsi ricordare) nelle varie testimonianze iconografiche
rimane comunque, più o meno, sempre lo stesso.
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Sarà peraltro utile
ricordare che: fino almeno alla fine dell'Ottocento, l'ipnosi
è stata esercitata abitualmente in luoghi aperti al pubblico.
Data la frequenza con cui la
si realizzava, non sempre era presente molta gente, ma spesso
sì. E comunque si poteva sempre entrare nella sala, anche
durante le sedute definite come di terapia.
Nei derivati novecenteschi
di questa pratica, molti psicologi preferiscono invece non esporsi
al giudizio di occhi indiscreti. Per cui ne abbiamo minori testimonianze.
Quelli che più apertamente
si dichiarano ipnotisti-mesmeristi non temono però il
giudizio del pubblico e degli esperti. Tutt'altro (come ben si
vede nel caso di molti ipnodrammatisti
moderni).
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Ecco all'opera alcuni mesmeristi
di una certa fama, quali: Braid, Falkenberg, Du Maurier, Tissie,
e il più recente Gasbardin.
Ecco altri sonnambulisti che
non mi è riuscito di definire altrettanto bene, o quadri
e disegni che sembrano rappresentare più il magnetismo
in generale che un sonnambulista in particolare.
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Sull'argomento, merita anche
vedere la pagina dedicata a quello che è forse il più
citato, benchè non certo il primo nè il più
rappresentativo, ipnodrammatista dell'Ottocento:
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La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
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La Psicotecnica esiste da molto
tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
2002.
Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
sono stati:
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