"Molto
presto ho capito che non ci poteva essere autentica guarigione
se non si passava all'azione concreta. Perchè la consultazione
avesse effetti terapeutici doveva tradursi in un atto creativo
reale. Per questo a coloro che venivano da me ordinavo di compiere
una o più azioni".
L'atto creava un'altra realtà
in seno alla realtà ordinaria. Ci permetteva di scoprire
un altro piano; ancora oggi sono convinto che, grazie a nuovi
atti, si aprono le porte di una dimensione nuova.
Non volevo vedere comici che
ripetevano un testo previamente scritto; preferivo assistere
a un atto teatrale che non avesse niente a che vedere con la
letteratura. Mi sono detto: Perchè appoggiarsi a un testo
teatrale, a un'opera? Tutto può essere interpretato e
messo in scena.
Successivamente mi è venuta
l'idea che forse il teatro poteva fare a meno degli spettatori
e non doveva coinvolgere nessuno oltre gli attori.
Non si va a teatro per scappare
da sé, ma per ristabilire il contatto con il mistero che
tutti siamo.
Non
si tratta di spiegare il sogno, ma, grazie all'analisi, di continuare
a viverlo in uno stato di veglia per capire dove ci porta. La
fase successiva, che supera ogni tipo di interpretazione, consiste
nell'entrare nel sogno lucido, in cui si è coscienti del
fatto che si sta sognando, e questa consapevolezza ci dà
la possibilità di lavorare sul contenuto del sogno.
Ciò che ci intimorisce
perde qualsiasi potere nel momento in cui smettiamo di combatterlo.
Il grande insegnamento del sogno
lucido non è tanto scoprire la magia quotidiana, quanto
piuttosto l'importanza della lucidità.
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Le frasi ("tra virgolette")
riportate in ciascuna pagina sono derivate da testi degli autori
cui la pagina è intitolata. Così come all'autore
si riferiscono anche le immagini citate.
In questo caso, fra i lavori
più significativi (che, naturalmente, consiglio di andare
a leggere direttamente e con tutto il relativo contesto) ricordo:
Jodorowsky A. Psicomagia:
Una terapia panica. [Milano: Feltrinelli, 1995].
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La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
_______________________________
La Psicotecnica esiste da molto
tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
2002.
Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
sono stati:
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