L'immaginazione,
in quanto produce immagini anche senza volerlo, si chiama fantasia
[...] Nel sonno (che è una condizione di sanità)
si ha il sogno, quando si è giuoco involontario delle
proprie immagini. L'immaginazione è (in altre parole)
o poetica (produttiva) o semplicemente riproduttiva
L'immaginazione poetica ci crea
una specie di compagnia con noi stessi, per quanto solo come
fenomeni del senso interno, tuttavia secondo l'analogia con l'esterno
La conoscenza intuitiva dell'altro
mondo può essere qui ottenuta soltanto se si perde qualcosa
dell'intelligenza che è necessaria per quello presente
I sensi non comandano all'intelletto.
Essi piuttosto si offrono all'intelletto per servirlo
L'unico segno generale della
pazzia è la perdita del senso comune (sensus communis)
e il subentrare invece del senso logico personale (sensus privatus)
Noi giochiamo spesso e volentieri
con l'immaginazione; ma l'immaginazione (in quanto è fantasia)
giuoca altrettanto spesso, e talvolta molto male a proposito,
di noi. Il giuoco della fantasia con l'uomo nel sonno è
il sogno
Le rappresentazioni spirituali
[...] possono infatti benissimo trapassare nella coscienza dell'uomo
non immediatamente, ma in modo da potere, secondo la legge dell'associazione,
eccitare quelle immagini che sono con esse affini e risvegliare
associazioni analogiche dei nostri sensi, che non sono il concetto
spirituale stesso, ma ne sono il simbolo
Noi tuttavia possiamo essere
coscienti mediatamente di avere una rappresentazione, sebbene
immediatamente non lo siamo. Un tal genere di rappresentazioni
si chiamano oscure
Il campo delle nostre intuizioni
sensibili di cui non siamo coscienti, sebbene possiamo indubbiamente
concludere che le possediamo, cioè delle rappresentazioni
oscure nell'uomo (e così anche negli animali) è
smisurato, laddove le chiare contengono pochissimi punti aperti
alla coscienza, che dunque, nel grande campo del nostro spirito,
soltanto pochi punti sono illuminati
Una
forza segreta ci obbliga a dirigere il nostro fine simultaneamente
verso il bene altrui secondo un arbitrio estraneo, quantunque
spesso ciò avvenga malvolentieri e contrasti fortemente
l'inclinazione egoistica; il punto d'incontro delle direzioni
dei nostri impulsi non è dunque solo in noi; vi sono delle
forze che ci muovono anche nel volere di altri fuori di noi (...)
Così Newton chiamò gravitazione la legge certa
della tendenza di tutta la materia ad avvicinarsi [...] non esitò
a considerare questa gravitazione come un vero effetto di una
attività reciproca universale della materia e le diede
perciò anche il nome di attrazione. Non dovrebbe essere
possibile rappresentarsi la manifestazione degli impulsi morali
delle nature pensanti, quali si manifestano nei rapporti reciproci,
in certo modo come l'effetto di una forza veramente attiva per
cui le nature spirituali agiscono le une sulle altre, di modo
che il sentimento morale sarebbe il senso di questa dipendenza
della volontà individuale dalla volontà universale
ed una conseguenza della naturale ed universale azione reciproca
per cui il mondo immateriale acquista la sua unità materiale
e si esige, secondo le leggi di questo concatenamento suo proprio,
in un sistema di perfezione spirituale?
Confesso che io sono molto portato
ad ammettere l'esistenza di nature immateriali nel mondo e a
porre la mia stessa anima nella classe di questi esseri
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Le frasi riportate in ciascuna
pagina sono derivate da testi degli autori cui la pagina è
intitolata.
Così come all'autore
si riferiscono anche le immagini citate.
In questo caso, fra i lavori
più significativi (che, naturalmente, consiglio di andare
a leggere direttamente e con tutto il relativo contesto) ricordo:
Kant I. (1766). Traume eines
Geistersehers erlautert durch die Traume der metaphysik.
Konigsburg: Kanter. [I sogni di un visionario spiegati coi
sogni della metafisica. Milano: Rizzoli, 1982].
Kant I. (1781). Critik der reinen Vernunft [Critica
della ragion pura. Bari: Laterza, 1959].
Kant I. (1798). Anthropologie in pragmatischer Heinsicht
[Antropologia prammatica. Torino: Paravia, 1921].
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La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
_______________________________
La Psicotecnica esiste da molto
tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
2002.
Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
sono stati:
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