La moderna concezione della
psichiatria (e di una parte della psicologia clinica), ovvero
la convinzione scientifica secondo cui il comportamento deviante
è sempre una forma di malattia mentale, deve molto al
lavoro pionieristico di Emil Krapelin (1856-1926).
Il suo obiettivo era quello
di realizzare una classificazione delle malattie mentali basata
sui criteri clinicamente più oggettivi (la base oggettiva
della sua ricerca era infatti la sua stessa esperienza clinica).
Osservando dunque attentamente
i pazienti, è Kraepelin che stabilisce i due grandi quadri
della malattia mentale: psicosi maniaco-depressiva (quadro bipolare)
e demenza precoce (quadro unipolare).
A dimostrazione delle natura
fondativa del suo lavoro, è da notare che tali quadri
sono tutt'ora la base più solida e utilizzata della psicopatologia
e della psicodiagnostica scientifiche.
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Kraepelin è considerato
il padre o il nonno di tutte le moderne classificazioni oggettive
della mente e del comportamento come malattia, e quindi anche
del famoso DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders).
Storicamente, però,
vi è una differenza: la classificazione di Kraepelin è
basata sul solo occhio clinico, mentre quella del DSM è
basata sulla media degli occhi clinici di una pluralità
di psichiatri messi assieme.
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Ispirandosi al maestro Kraepelin,
Thomas Stephen Szondi costruisce scientificamente (nel 1947)
un test, che definisce (con ragione) proiettivo.
Il test di Szondi tilizza sei
serie di otto foto, ricavate da manuali psichiatrici (tipico
appunto quello di Kraepelin) e che presentano il fotoritratto
di alcuni tipici pazienti.
Il soggetto testato deve indicare,
per ogni serie, due volti che gli risultano simpatici e due volti
che gli risultano antipatici.
Il test si basa sulla teoria
secondo cui (più o meno): le foto non scelte corrispondono
a tendenze soddisfatte; quelle scelte in positivo a tendenze
che saranno soddisfatte in futuro; quelle scelte in negativo
a tendenze subite ovvero a tendenze inconsce.
Tale test ha avuto una certa
fortuna e viene ancora oggi utilizzato per costruire efficacemente
delle tipiche diagnosi psichiatriche.
Le due classiche tavole del
test di Szondi.
Può darsi che ci possiate
vedere dentro (più o meno) il viso di qualcuno che conoscete,
oppure anche la vostra stessa faccia.
Quindi: attenzione!
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Questo invece è il fotoritratto
originale di Kraepelin, con accanto quello di Szondi.
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La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
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La Psicotecnica esiste da molto
tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
2002.
Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
sono stati:
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