Una parte della psicologia si è proposta di avvicinare
la mente dal suo lato fisico, in termini oggettivi, ovvero trattandola
nei termini di un oggetto.
Tale modalità è stata espressa in modi differenti
a seconda delle epoche storiche.
Ogni epoca ha infatti cercato di estendere alla mente quelle
che parevano essere le conquiste della capacità scientifica
e soprattutto delle tecnologie produttive.
Ai tempi di Descartes si pensava alla mente come a un sistema
idraulico.
Con Newton si immaginava una specie di orologio mentale.
Nell'ottocento prevale una metafora elettrica.
Col finire del ventesimo secolo si è sviluppato un parallelismo
tra il cervello e un computer.
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Ecco due immagini del leggendario
laboratorio di psicologia sperimentale di Lipsia attorno al 1880.
Wundt, il direttore, è
quello con la barbona bianca.
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Una strada è stata quella della antropologia fisica, che
ha cercato principalmente di misurare quanto appare immediatamente
misurabile della natura umana, e quindi in primo luogo la struttura
schelettrica, con particolare interesse per il cranio (che contiene
il cervello).
Encefalocranioscopia, di Richard Muller 1920
Stampa che fa parte della Manfred
Kraemer Collection of Medical Prints and Satires.
Alcuni momenti e reperti legati
al lavoro di classificazione e ricostruzione di aspetti della
condizione umana.
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Un'altra strategia che ha caratterissato
lo sforzo di oggettivazione della psicologia ha riguardato, in
senso lato, l'ergonomia ovvero (tra l'altro) la definizione quantitativa
dei comportamenti fisici dell'essere umano.
I movimenti del corpo studiati
in modo empirico sistematico.
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Se poi volete vedere un bel
po' di ingegnose apparecchiature che la Nuova Psicologia degli
inizi ha realizzato per misurare Psyche, potete andare al Museum of the History of Psychological Instrumentation
della Montclair State University a cura di Edward J. Haupt e
Thomas B. Perera.
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Una forma del desiderio di trovare la dimensione fisica di Psyche
è consistita nella ricerca di localizzazioni cerebrali
per le attività psicologiche.
Attribuire un luogo preciso
ai pensieri può dare loro una immagine di concretezza
in quanto, tra l'altro, permette di tradurre la psicologia in
geografia.
Permette inoltre di scrivere
sul cervello, ovvero di tradurre il pensiero in testo (ambizione
che sta alla base di tutto il progetto seconditivo).
Alcune mappe che si propongono
di definire la localizzazione materiale dei pensieri.
L'interessante mappa delle
localizzazioni cerebrali di Franz Joseph Gall (1803).
Tra le 27 aree corticali da
lui scientificamente identificate e numerate, oltre ad alcune
tipiche (linguaggio, memoria verbale, capacità aritmetica
ecc) ve ne sono altre più sofisticate, quali: tenerezza,
attaccamento amicale, ambizione, perspicacia metafisica, senso
poetico, senso della proprietà, senso di Dio e della religione
ecc.
Per dettagli sul tema, si veda
il lavoro di John van Wyhe.
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L'idea di localizzare fisicamente
Psyche è decisamente antica, benché nella maggior
parte dei casi ci si riferisca all'intero corpo e non solo alla
testa.
Pare comunque che riesca difficile,
almeno a una parte dell'umanità, immaginare una dimensione
spirituale cui non corrisponda un qualche organo materiale.
Tra gli esempi classici di
localizzazioni spirituali possiamo ricordare il modello ayurvedico
dei chakra (prima riga) così come quello astrologico rinascimentale
(seconda riga).
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L'idea si collega, a sua volta,
a quella (sempre molto umanistico-rinascimentale) della corrispondenza
tra microcosmo e macrocosmo.
Qui sopra le versioni del tema
di Kircher e di Leonardo da Vinci.
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Non di rado, per cercare di
capire la mente, ci si è rivolti alle testimonianze di
animali, verosimilmente più pazienti e disponibili degli
umani nel fornire risposte.
Un ratto e un piccione affamati
imparano a procurarsi il cibo secondo i criteri proposti dallo
sperimentatore.
In sostanza: due cosiddette
Skinner box.
Diverse occasioni in cui una
scimmia (eventualmente in collaborazione con altre), dopo vari
sforzi, trova la maniera di impossessarsi della banana che Kurt
Koffka (dopo averle rinchiuse per un certo tempo senza cibo)
ha messo bene in vista ma fuori della portata delle sue mani.
Un ratto in una tipica giostra
da esperimento.
Fortunatamente: nella maggior
parte dei casi, gli esperimenti psicologici con animali possono
magari risultare noiosi o faticosi per questi ultimi, ma senza
essere molto invasivi (benchè spesso presuppongano che
il soggetto sperimentale sia stato precedentemente mantenuto
in una situazione di carenza alimentare).
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Vi sono però anche esperimenti
non-distruttivi che comunque paiono suscitare un disagio non
da poco nei soggetti sperimentali.
Scimmie in un esperimento psicologico
a Cambridge UK.
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Purtroppo, almeno in alcuni
casi, l'esperimento per dimostrare la dimensione oggettiva della
mente animale (e quindi anche umana) è invece decisamente
più distruttivo.
Elettrodi impiantati nella
testa di alcuni gatti.
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Sul concetto della mente fisica
si possono vedere anche altre pagina di questo sito:
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La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
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La Psicotecnica esiste da molto
tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
2002.
Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
sono stati:
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