Un'altra delle grandi fantasie
che si accompagnano alla Nuova Psicologia, dalla fine dell'Ottocento
in poi, è quella di disporre di strumenti che permettano
di intervenire in modo automatico su aspetti del comportamento
e della soggettività.
A volte sono state immaginate
macchine per misurare il cervello, piuttosto che farmaci che
modificano il pensiero
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L'idea di fondo è che
la mente funzioni come una specie di motore, elettrico o meccanico,
che può essere dunque (eventualmente) aggiustato tanto
nel senso di metterlo a posto quanto nel senso di modificarlo.
Immagini che esprimono questo
concetto: due poster, seguiti da un quadro di Bill Andrews e
da uno di André Labbé.
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Un modo alternativo per dare
vita alla neurofisiologia di Psyche è quello di rappresentarla,
in termini latamente cognitivisti, secondo un modello cartesiano
modernizzato.
Come fa ad esempio Fritz Kahn
in questa anatomo-fisiologia del cervello (1926).
Il concetto è però
reso al meglio dalla rappresentazione delll'Uomo come fabbrica
(sempre da Fritz Kahn, 1926).
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L'elettroshock è una
invenzione italiana.
Questa tecnica è stata
sviluppata intorno al 1937 quando Ugo Cerletti (1877-1963) e
Lucino Bini (nato nel 1908) cominciano a trattare dei soggetti
da loro definiti come schizofrenici con l'elettricità.
Tre apparecchi per l'elettroshock:
uno a manovella, l'altro a pila, l'altro a corrente.
Sono solo tre esempi tra le
migliaia e migliaia che ne sono stati prodotti e che si trovano
tutt'ora in commercio (con gli aggiornamenti del caso).
L'idea dell'elettroshock, o
comunque della funzione positiva di una somministrazione di elettricità,
è stata trasposta anche in delle curiose macchine da fiera
(qui sopra: tre esempi) dove, mettendo una moneta, è possibile
ricevere una scossa nelle mani.
Di fatto sono degli antesignani
del moderno stimolatore muscolare per dimagrire e diventare bellissimi
senza fare sforzi.
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L'idea di estirpare il male
(mentale) con una operazione chirurgica è vecchia quanto
quella della pozione per la felicità.
Ed entrambe sono vecchie quanto
la medicina.
Nell'ultimo millennio si è
pensato in particolare di estrarre il mal di vivere come si estrae
un dente.
La lobotomia prefrontale in
un disegno piuttosto antico (ma forse non a fini terapeutici).
Un cerusico rimuove la pietra
della follia in un quadro di Bosch.
Uno schema per definire la
lobotomia frontale.
Intervento attuato, intorno
al 1935, dal presunto inventore della lobotomia: il portoghese
Antônio Egas Moniz (1874-1955), il quale tra l'altro ha
ricevuto, a santificazione scientifica del suo brillante lavoro,
il premio Nobel per la Medicina e Fisiologia nel 1947.
La pratica della lobotomia
è tuttora in uso, almeno in qualche ospedale degli Stati
Uniti (ma, pare, anche altrove).
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Un modo per cercare di controllare
la psiche è quello di mettere sotto controllo il corpo.
Ecco un paio di esempi di camicia
di forza.
Questa viene messa forzatamente
addosso al paziente con l'intento di calmarlo (o almeno così
afferma chi ne fa uso sugli altri).
Ecco invece due versioni diverse
di un particolare tipo di letto di contenizione.
Il "paziente" vi
veniva (e forse in qualche posto vi viene ancora) chiuso dentro
in una prospettiva psicoterapeutica.
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Bagno psicoterapeutico in versione
moderna. Il medesimo concetto in versione ottocentesca.
Il paziente vi viene immerso
più o meno forzatamente (in questo senso: la vasca taumaturgica
agisce in modo diverso dal baquet di Mesmer, dove invece il paziente
si mette per sua scelta).
E' interessante (lasciando
da parte altre espressioni) osservare i particolari delle due
testimonianze sulla sala idroterapica che sono riportate qui
sopra.
In quella novecentesca: si
notino le cinghie "di contenizione" per il paziente
e gli impianti elettrici per "trattarlo".
In quella ottocentesca: si
noti il lavaggio forzato della "isterica" (sul fondo)
attuato dal medico (o infermiere) con il getto d'acqua (sulla
destra) così come la forca per la immersione forzosa del(la)
paziente (sulla sinistra).
Tutte queste applicazioni (come
altre analoghe) vengono proposte come interventi di cura.
Sul tema si vedano anche:
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Un altro modo tipico del lavoro
sulla mente è quello di cercare di alterarne le funzioni
fisiologiche, sperando di modificare, con la chimica del cervello,
anche i pensieri.
Lo strumento più tipico
della moderna farmacologia psicotropa (che ha come bersaglio
la psiche): pillole.
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Questo è un manifesto
pubblicitario statunitense del 1895, realizzato da William H.
Bradley, in cui si propone una cura del sonno per smettere di
fumare in quattro-dieci giorni (spendendo 5 dollari). Accanto:
la scritta ingrandita.
Pubblicità commerciale
per calmanti di uso domestico (almeno al tempo: somministrabili
senza ricetta medica).
Alcuni paiono rivolti direttamente
al paziente.
Altri sembrano proporsi invece
per una somministrazione terapeutica rivolta ad altri (da parte,
eventualmente, di genitori amorosi).
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Per approfondimenti sul concetto
di mente fisica, si possono vedere anche altre pagine di questo
sito:
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La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
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La Psicotecnica esiste da molto
tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
2002.
Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
sono stati:
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Tel: 02.36680878
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