Seguendo una prospettiva psicotecnica,
riesce utile fare riferimento a due grandi modelli culturali
[e quindi anche psicologici e teatrali] in qualche modo bipolari.
Uno è il teatro-mondo-pensiero
moderno, occidentale-nordico, industriale-artefatto, euro-americano,
della scienza, dei commerci, della scrittura, della ragione,
ecc, civilizzato [della città].
L'altro è il teatro-mondo-pensiero
arcaico, antico, meridionale-orientale, illetterato, naturale,
della sussistenza, della parola, del sentimento, ecc, primitivo
[della campagna e della selva].
La sostanza della performance seconditiva sono gli adulti, i
civili, gli intellettuali, gli scienziati, gli intelligenti [i
Maschi].
La sostanza della performance
primitiva sono invece i bambini, i selvaggi, i poveri di spirito,
gli ingenui, gli stupidi [i Femmine].
Per la mente seconditiva, il
pensiero primitivo coincide con la carentia usus rationis
[termine che i Padri della Chiesa amavano impiegare per indicare
la follia, ma anche il bambino prima che raggiunga i sei anni,
così come anche le donne, gli animali ecc].
Nei testi moderni: il cittadino-cives di solito viene evocato
senza definirlo, poichè è l'ovvio punto di riferimento
della realtà, almeno per la maggioranza del teatro-mondo-pensiero
della scrittura.
Il selvaticus è invece
detto primitivo, peraltro spesso, anche quì, senza molto
precisare quali ne sarebbero le caratteristiche [se non nella
forma di una implicita, quanto vaga, contrapposizione al civilizzato].
Il concetto di primitivo rende
bene l'idea, tanto che anche chi non lo ama non riesce a fare
a meno di usarlo [seppure spesso tra virgolette].
Siccome il concetto di primitivo suona tanto interessante, e
aiuta a capirsi meglio, utilizzo dunque, per l'altro polo di
riferimento appena citato, il termine di seconditivo, sempre
senza virgolette [per nessuno dei due].
Il costrutto seconditivo
[aggettivo e sostantivo] rende infatti bene l'idea di ciò
che è successivo e viene dopo, che è secondario
o derivato, eventualmente anche in senso evolutivo.
Occorre peraltro notare che
è proprio una prospettiva evoluzionistica in senso scientifico-positivista
che pretende di fondare questa distinzione.
Il doppio riferimento permette
di fornire una definizione più precisa per entrambi i
termini della questione.
Primitivo è infatti
ciò che è non-seconditivo [cioè non-civilizzato].
Seconditivo è invece
ciò che è non-primitivo [cioè non-non-civilizzato].
Mi paiono anche espressioni
più corrette grammaticalmente, poichè offrono l'opportunità
di riferirsi a entrambi evitando le negazioni [tipo: non-seconditivo
o non-primitivo] o, peggio ancora, le doppie negazioni [tipo:
non-non-seconditivo o non-non-primitivo].
Sposo dunque questi due termini, benchè forse possano
fornire paglia al fuoco di qualche rivoluzione [copernicana];
sempre ammesso che qualcuno se ne accorga.
Sono forse un po' generici,
ma rendono bene l'idea.
Corrispondono a costrutti su
cui ci si intende e che non discriminano necessariamente un'area
geografica o un'etnia, quanto piuttosto una cultura, o meglio
un atteggiamento.
Inoltre, come vuole la scienza
[con tutte le sue teorie che dimostrano oggettivamente che il
primitivo è di molto inferiore al seconditivo], non c'è
in loro alcun giudizio di valore, ma solo un giudizio di fatto.
In particolare: primitivo non
vuol dire primo nè seconditivo secondo
[o almeno: non necessariamente].
Noi non abbiamo dubbi [?] sul fatto che il pensiero magico è
universale nei popoli primitivi.
Così come non abbiamo
dubbi [?] sul fatto che il pensiero logico è universale
nei popoli seconditivi.
Ma i primitivi si riferiscono
pur'essi all'arte e alla scienza, ancorchè nei termini
della loro maniera magica [!].
Mentre i seconditivi si riferiscono
pur'essi alla magia, ancorchè nei termini della loro maniera
scientifica [!].
E' quindi impossibile negare
che una medesima prospettiva sia altrettanto presente negli uni
e negli altri [?!].
Almeno: in un certo senso.
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La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
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tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
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Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
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