Sarà bene precisare
chiaramente, poichè ogni tanto nascono dei fraintendimenti,
che
la psicotecnica non coincide
affatto con quella che viene detta psicoterapia.
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I modi della psicotecnica,
poichè coincidono con le tecniche attive di formazione
e di sviluppo personale, possono naturalmente essere impiegati
nei campi più diversi.
Trovano una loro efficace applicazione
in tutto ciò che ha a che fare con l'evoluzione della
persona, la soggettività, la consapevolezza, la comunicazione,
i rapporti interpersonali: nella formazione, nel teatro, nell'educazione,
nelle risorse umane, nel servizio sociale, nel counseling, ecc, ecc e quindi, eventualmente, anche nella
cosiddetta psicoterapia (la quale ne rappresenta però
solo un caso particolare tra gli altri).
Vale per la psicotecnica lo
stesso che vale per tante altre situazioni che si determinano
nella vita quotidiana di tutti noi: il colloquio, l'interazione
di gruppo, i giochi psicologici, le performance artistiche, ecc.
Tali situazioni, specie (ma
certo non solo) se vengono realizzate sotto la direzione di una
guida esperta, spesso favoriscono la crescita personale, lo sviluppo
del potenziale umano, il miglioramento dell'autoconsapevolezza
e delle condizioni esistenziali, l'evoluzione verso una condizione
di vita più armonica e soddisfacente, ecc.
Possiedono inoltre una indubbia
effiacia nella prevenzione anche della sofferenza psicologica.
Ma non si potrebbe certo dire
che siano, di per sè, una psicoterapia.
Sarebbe infatti grottesco definire
come psicoterapia il colloquio tra l'insegnante e l'allievo,
la messa in scena da parte di una filodrammatica, i consigli
che gli amici si danno a proposito delle loro storie sentimentali,
l'esposizione della propria vita fatta a un'altra persona, il
disegnare o il danzare, la mamma che parla al bambino (o viceversa),
un gioco di società sulla spiaggia, e via dicendo.
La psicotecnica, così
come il dialogo che si sviluppa tra due persone o l'incontro
fra più soggetti all'interno di una stessa stanza o l'espressione
creativa del proprio mondo interiore o quant'altro, può
diventare una forma (diciamo) di psicoterapia solo nel momento
in cui si applica alla cura di una malattia mentale o quando
viene utilizzata da uno psicoterapeuta.
Questo è anche quanto
afferma la legislazione italiana in materia, ed è bene
tenerne conto con chiarezza: è psicoterapia quello che
fa uno psicoterapeuta, mentre quello che fa uno che psicoterapeuta
non è (o che non si dichiara tale) non può essere
psicoterapia, naturalmente.
La psicoterapia, infatti, si
occupa, per definizione, esclusivamente della cura di quelle
che vengono definite come malattie mentali.
Sarebbe ovviamente un'assurdità,
o una forma perversa di accanimento terapeutico, se la medicina
venisse somministrata a chi non è malato, o se l'intervento
chirurgico venisse esercitato su di un corpo sano.
La psicoterapia presuppone
inoltre che si produca una diagnosi sul paziente.
Questi, per essere sottoposto
alla cura, deve cioè venire identificato con precisione
come un malato, portatore di una chiara e specifica patologia,
sulla quale verrà appunto esercitata l'azione di riaggiustamento.
Deve essere ben chiaro su che
cosa si esercita l'intervento curativo, per debellare la malattia
stessa e riportare il malato alla normalità fisiologica.
Anche perchè, altrimenti,
non sarebbe un intervento terapeutico, bensì una relazione
interpersonale tra le altre (o magari una psicotecnica).
La normalità fisiologica,
così come la malattia, deve essere definita con precisione.
Senza espliciti e condivisi
parametri di riferimento per la normalità e per la malattia,
come è ovvio, non sarebbe infatti possibile stabilire
se il malato è davvero malato o se invece è sano,
e nemmeno se è guarito, o se invece è peggiorato,
ovvero se la cura è stata realizzata efficacemente dal
terapeuta oppure no. E così via.
Almeno dalla rivoluzione scientifica
seicentesca in poi, la medicina infatti non è un intervento
generico fatto al buio.
Mentre un principio essenziale
della terapia moderna è proprio quello per cui la cura
è specifica quanto è specifica la malattia.
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L'intervento psicotecnico,
invece, non presuppone, di per sè, che coloro con i quali
viene attuato siano dei malati di mente.
Benchè non escluda certo
di poter incontrare anche questa parte della nostra stessa umanità,
che in effetti non intende affatto discriminare.
L'intervento psicotecnico non
si basa sulla redazione di una diagnosi, non pretende di riportare
il soggetto a una presunta normalità psicologica o fisiologica,
nè vuole essere una forma di imitazione della medicina.
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Ciò che viene accennato
in questa pagina (con riferimento alla cosiddetta psicoterapia)
fa riferimento anche a quanto viene sviluppato, in forma relativamente
più ampia, in un testo che è dedicato appunto al
tema della cosiddetta psicoterapia e dei suoi rapporti con altri
interventi psicologici e personali.
Chi ne avesse curiosità,
può eventualmente consultarlo (si trova facilmente anche
in molte biblioteche).
Un altro libro, che può
in parte aiutare a capire lo sfondo della tradizione psicologica
in cui la psicotecnica trova la sua ragione d'essere è
l'ampio documento in cui si è cercato di fotografare,
anche in una prospettiva storica, la condizione effettiva della
professione psicologica, al di là delle dichiarazioni
dei teorici e delle fantasie dei professionisti.
Felice Perussia
PSICOLOGO
Storia e attualità di una professione scientifica
Torino: Bollati Boringhieri,
1994, pp.572.
Collana: Manuali di Psicologia,
Psichiatria, Psicoterapia.
La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
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La Psicotecnica esiste da molto
tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
2002.
Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
sono stati:
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