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    "Psicotecnica è l'arte della mente"
     
     
    SACRIFICI (UMANI)
     
     Attenzione!
    Questa pagina mostra immagini di sacrifici umani effettivamente realizzati, e per lo più fotografati o ripresi dal vivo.
    Simili immagini vengono riportate quì a soli fini di documentazione etnografica.
    Se ne sconsiglia la visione al pubblico impressionabile.
     
     
    In quasi tutte le civiltà conosciute, i sacrifici hanno il carattere di uno spettacolo.
    Ciò significa che, nella maggior parte dei casi, avvengono basandosi più o meno sui criteri che sono propri a una rappresentazione teatrale: in pubblico, solitamente in un palco sopraelevato rispetto agli spettatori, seguendo un copione prestabilito, con una scenografia appositamente realizzata, una regia che coordina il tutto ecc.
     
     
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    Il sacrificio materiale segue tuttavia una sequenza di eventi che è quasi l'esatto opposto del teatro, tanto di riproduzione quanto psicotecnico.
     
    Il teatro consiste nel portare i morti (gli assenti) in vita.
    Vi è infatti sempre un corpo vivo sul palco, ma che dà esistenza concreta a un personaggio il quale, per definizione, non è materialmente presente lì.
    Amleto infatti non c'è, benche sia ben vivo sulla scena.
     
    Il sacrificio consiste invece nel portare i vivi (i presenti) in morte.
    Il protagonista è infatti ben vivo sul palco, ma, a conclusione dello spettacolo, non lo sarà più.
     
    Un dato significativo dei sacrifici è dunque proprio che si tratta di spettacoli in cui la frammistione di vita (partecipazione a questo mondo) e morte (partecipazione a un altro mondo), che sempre sottosta alla performance teatrale, vi appare particolarmente evidente, ma nel senso che il sacrificato muore per davvero.
     
     
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    Il dato è particolarmente evidente quando si tratta di sacrifici umani.
    In questi casi avviene quasi sempre che il sacrificato venga posto in posizione elevata, di modo che tutti i partecipanti possano seguire bene la scena.
    Non è peraltro raro che venga sacrificata tutta una compagnia, contemporaneamente o in rapida successione.
     
     
     
     
    Diverse forme tipiche di sacrificio umano: due del settecento francese; una del settecento inglese; una del settecento americano; una del novecento turco.
    Gli esempi si potrebbero moltiplicare a dismisura.
     
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    Più raramente, come peraltro avviene anche in molti teatri classici, il pubblico fa cerchio attorno alla scena principale (anche se di solito ci sono comunque posti sopraelevati per gli spettatori di riguardo).
     
     
     
    Decapitazione pubblica a Jeddah nel 1953.
     
     
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    Sacrificio del Capitano Henry Wirz (l'unico confederato ucciso, dai nordisti, per presunti, o reali, crimini di guerra), il 10 novembre 1865 a Washington. Erano presenti circa 250 spettatori, ciascuno dotato di un biglietto fornito dal governo, che cantavano inni patriottici mentre lo spettacolo andava alla sua conclusione.
    Sacrificio di quattro dei dieci presunti cospiratori che agirono per produrre l'assassinio del Presidente statunitense Abraham Lincoln nel 1865 al Ford's Theatre di Washington.
    Sacrificio di Samuel Mills nel 1868, sulla Court Street a Haverhill Corner nel New Hampshire.
    Scena finale di un linciaggio a Marion, Indiana, nel 1930.
    Sacrificio di un soldato statunitense nelle Filippine, nel 1942, originato da presunti, o reali, crimini di guerra.
     
    Sono tutte foto scattate dal vivo.
     
     
     
     
    Questo è l'ultimo sacrificio umano realizzato in pubblico negli Stati Uniti d'America, il 15 agosto 1936 a Owensboro in Kentucky.
    La vittima si chiamava Rainey Bethea.
     
     
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    Successivamente (almeno negli Stati Uniti, ma anche altrove) si è preferito dare un carattere più intimista a questi sacrifici, per cui al giorno d'oggi è quasi sempre possibile vedere il palco, ma non l'esecuzione della performance.
     
    Ci sono infatti sempre degli spettatori, all'interno di una cripta appositamente costruita, accomodati in una platea di poltrone che è generalmente separata (dal vero e proprio tavolo sacrificale) tramite una quarta parete di vetro.
     
    Ma non tutti possono assistere (lo spettacolo è riservato).
    Possono accedere solo soggetti che possiedono particolari caratteristiche di riguardo nell'ambito della comunità: parenti del sacrificato, parenti dell'eventuale vittima, giornalisti, rappresentanti della pubblica amministrazione, religiosi ecc.
     
    Di solito non si possono scattare fotografie del sacrificio vero e proprio, nel senso che le uniche permesse sono quelle realizzate dai personaggi pubblici che presiedono al sacrificio (e che poi le tengono segrete nei loro archivi).
    Di qualcuna, tuttavia, sono state divulgate ufficialmente delle foto almeno parziali, come (posto che interessi) nel caso di Allen Lee Davis nel 1999 in Florida.
     
     
     
    Questa immagine, scattata a Sing Sing nel 1890, è un raro caso di fotografia disponibile che entra nel merito.
     
     
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    Come ci testimonia Voltini, con relative foto e dati precisi, fu lo stesso Thomas Edison a reclammizzare insistentemente l'elettricità come ottimo mezzo per realizzare questo genere di sacrifici.
    Lo fece soprattutto per dimostrare che la corrente alternata (proposta dal suo concorrente George Westinghouse) era pericolosa, a differenza di quella offerta da lui.
     
    E, per rendere l'idea, Edison fornì diverse dimostrazioni pubbliche della capacità assassina di tale elettricità (della concorrenza).
    Offrendo pubbliche dimostrazioni della esecuzione di cani, gatti, cavalli, scimmie e persino dell'elefante Topsy (a New York, nel 1903, come da fotogramma riportato qui sotto).
     
     
     
     
     
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    Devo dire che questa pagina fa impressione anche a me (per quanto, forse: a stare con la testa nella sabbia si finisce con l'asfisiarsi da soli).
    Comunque: rende l'idea di una forma spettacolare decisamente ambigua (per non dire altro), che ha fatto, e fa, parte delle rappresentazioni pubbliche tipiche di molte lontane comunità (non di rado: contemporanee).
    Per quanto, fortunatamente, non di quella italiana.
     
    Va peraltro notato che, se in questa sezione non ci sono immagini realizzate in altri Paesi dove pure questo genere di sacrificio è stato, ovvero è, molto frequente, ciò non dipende da un pregiudizio ideologico bensì dal fatto che non ne ho proprio trovate.
     
     
    Sul tema si veda anche:
     
     
     
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    POST SCRIPTUM
     
    Ho spesso il timore di essere un po' troppo retorico (direte voi: con ragione).
    Ma in questo caso sono disposto a correre consapevolmente il rischio.
    Quindi: voglio ricordare almeno un altro caso classico di sacrificio.
    Non è una fotografia scattata dal vivo, ma solo un pezzo di vecchio disegno colorato (di Duccio da Boninsegna).
    Può piacere oppure no, ma mi pare evocativo.
     
     
     
     
     
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    La realizzazione di questa impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena, ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni volumi, pubblicati di recente.
    Per avere una possibile spiegazione (?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero per trovare un riferimento più preciso per le citazioni qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che possono stare qui, puoi vedere:
     
     
       

    STORIA delSOGGETTO
    La formazione mimetica della persona

      THEATRUM PSYCHOTECHNICUM
      L'espressione poetica della persona

      REGIA PSICOTECNICA
      Tattica della Formazione Personale

     
     
    museum.psicotecnica.eu è anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi, che può suggerire in forma visiva quanto lì viene sviluppato in forma teorica più approfondita.
     
     
     
     
     
     
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    Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
    museum.psicotecnica.eu non progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
    Non pretende di (e non aspira affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
    Per cui: si presume che sia presente, che cambi, che non sia mai completo.
    Come del resto avviene a tutte le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
    Se avete dunque da suggerire qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne ringraziamo anticipatamente.
     
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    La Psicotecnica esiste da molto tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre 2002.
    Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu sono stati:
     
     
     
     
     
     
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