Il
teatro rituale, ricordiamolo, costituisce lo spazio, inteso come
strumento di comunicazione, non solo in quanto area fisica in
cui vengono simulati degli eventi, ma anche come contrazione
affrontabile dell'involucro cosmico all'interno del quale l'uomo,
per quanto questa coscienza sia stata poi sepolta, esiste nel
proprio terrore. Ed è questo tentativo di controllare
l'immensità della coscienza spaziale che rende ogni manifestazione
del teatro rituale un esempio paradigmatico della condizione
umana di fronte al cosmo
E questo il concetto fondamentale
che lo caratterizza: che il palcoscenico è creato dalla
presenza della comunità
La vera paura inespressa nel
teatro rituale è però: ce la farà il protagonista
a sopravvivere nello scontro con le forze che abitano il pericoloso
territorio della trasformazione? Addentrarsi in quel microcosmo
implica la perdita dell'individuazione, un volontario immergersi
in un'essenza universale. E' un'azione intrapresa per il benessere
della comunità, e il benessere del protagonista è
inseparabile da quello della comunità nel suo complesso
"Come esempio paradigmatico possiamo
scegliere un tema molto comune nel teatro tradizionale che usa
le maschere: uno scontro simbolico contro presenze ctonie il
cui fine è una risoluzione armoniosa per il benessere
e l'abbondanza della comunità"
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Una caratteristica particolare
di Wole Soyinka è quella di essere drammaturgo-letterato
certificato (gli è stato assegnato il premio Nobel per
la letteratura nel 1986), essendo nel contempo anche un indigeno
nigeriano cresciuto alla scuola del teatro tribale.
E' significativo che nei suoi
scritti di drammaturgia non riesca proprio a capire il concetto
occidentale di pubblico (teatrale), nonchè
la tendenza nostrana ad attribuirgli un ruolo separato all'interno
della performance.
Per cui, quando fa riferimento
a questa misteriosa figura, la cita sempre tra virgolette o la
fa precedere dall'espressione il così detto
(pubblico).
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Le frasi ("tra virgolette")
riportate in ciascuna pagina sono derivate da testi degli autori
cui la pagina è intitolata. Così come all'autore
si riferiscono anche le immagini citate.
In questo caso, fra i lavori
più significativi (che, naturalmente, consiglio di andare
a leggere direttamente e con tutto il relativo contesto) ricordo:
Soyinka S. (1976). Myth,
literature and the African world. Cambridge: Cambridge University
Press [Mito e letteratura nell'orizzonte culturale africano.
Milano: Jaca Book,1995].
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La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
_______________________________
La Psicotecnica esiste da molto
tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
2002.
Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
sono stati:
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