Questa pagina è dedicata
a una piccola precisazione, forse utile.
Qualcuno, specie tra gli psicologi
della vecchia generazione, potrebbe infatti associare vagamente
una espressione quale "psicotecnica" ai test mentali,
alle pratiche della psicologia del lavoro e in genere alla razionalizzazione
taylorista dei sistemi di produzione.
In effetti, il termine "psicotecnica"
è stato impiegato (con scarsa frequenza), in alcuni Paesi
dell'Europa occidentale e per un breve periodo di tempo (anni
'20/'40 del Novecento), come sinonimo di psicologia applicata
(per lo più alla organizzazione industriale, alla formazione
e all'orientamento, anche nell'ambito della scuola).
Per restare al nostro Paese: Giulio Cesare Ferrari (1927) chiama
la psicologia applicata "tecnopsicologia". Sia Ponzo
(1929) sia Vidoni (1929), nei primi due dei quattro manuali italiani
usciti successivamente (e che ho potuto riesumare dalle biblioteche),
intitolati all'argomento, preferiscono invece la dizione "psicotecnica".
Il trattato (il più
ampio e sistematico dei quattro) di Walther (1931), con prefazione
di Gemelli, si mantiene nella dizione relativamente più
esatta, e si intitola: "La tecnopsicologia del lavoro industriale".
A questo seguirà un solo altro manuale, che ritorna di
nuovo, su "La psicotecnica applicata all'industria"
(Gemelli, 1944).
Sembra che questa versione
del termine "Psychotechnik" sia stata coniata da H.
Munsterberg nel 1914 (Battaglia, 1961, XIV.864).
La prima volta in cui l'ho
trovata comparire nel titolo di un articolo di rivista psicologica
italiana è in una nota redazionale, senza firma (Redazione,
1921), in cui si cita un Convegno internazionale per l'orientamento
professionale e la psicotecnica appena tenutosi a Ginevra.
Il primo vero e proprio lavoro
italiano che le sia intitolato è di Corbieri (1923).
L'origine prosaica del termine, usato in questa accezione, è
certificata dal Lessico Universale Italiano dell'Istituto
della Enciclopedia Italiana, secondo cui psicotecnica
verrebbe dall'inglese psychotenical. E' l'unica etimologia
che se ne dà. Una etimologia davvero modesta.
In Italia, soprattutto sulla Rivista di Psicologia e sull'Archivio
Italiano di Psicologia appaiono, durante gli anni '20 e '30
del Novecento, una decina di resoconti di congressi nazionali
e internazionali intitolati anche a questo settore.
Per inciso: i congressi nazionali
sono definiti, con lievi variazioni, come "Convegno nazionale
di psicologia sperimentale e psicotecnica".
Praticamente il canto del cigno della psicotecnica (in questa
grottesca versione) è la fondazione, da parte di Gemelli
nel 1955 della prima (e invero anche ultima) Scuola italiana
di specializzazione post-laurea in Psicotecnica ed orientamento
scolastico-professionale, lasciate da parte le originarie
propensioni di sostegno alla industria e all'esercito.
Il termine di psicotecnica
scompare però quasi subito dai documenti ufficiali della
stessa Università Cattolica, per essere sostituito da
quello più generale di Psicologia.
La parola psicotecnica, almeno
per quello che mi è riuscito di indagare, non compare
più da tempo in nessuno dei documenti ufficiali relativi
alle attività e agli insegnamenti di psicologia nella
stessa Università Cattolica del Sacro Cuore.
In ogni caso: la versione "tecnologista"
della psicotecnica/tecnopsicologia non ha avuto molta fortuna.
Tale impiego della parola,
piuttosto diverso dall'uso che ne facciamo noi, è oggi
quasi scomparso, per essere in parte sostituito da altre espressioni,
quali: psicologia applicata, orientamento, ergonomia, psicometria,
testistica, psicologia industriale, ecc.
In Italia, ne rimangono tracce
residuali nella specializzazione accademica (a volte: cattedra),
cui gli psicologi non hanno accesso, dalla improbabile definizione
di Medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica,
ovvero in qualche Centro di Psicotecnica dellesercito.
Non è estraneo al sostanziale abbandono del costrutto
anche il fatto che la tecnopsicologia si proponeva come uno strumento
di particolare utilità nel quadro della politica sviluppata
dal governo fascista, con cui in genere la psicologia accademica
italiana è stata fortemente solidale (Marhaba, 1981; Perussia,
1994).
Non mancano infatti vari contributi
(pur nell'ambito di una letteratura abbastanza povera in materia)
dove esplicitamente la psico-tecnica-tecnologia viene proposta
come arma vincente in appoggio al regime, specie con riferimento
alla propaganda e alla disciplina militare.
Troviamo articoli, ad esempio: di Banissoni (1936) sulla utilità
della psicotecnica nel difendersi dalle Ingiuste Sanzioni; di
Venturi (1936) per corroborare il sistema delle corporazioni;
di Ponzo (1939) per sostenere l'autarchia; di Gemelli e Ponzo
(1940a; 1940b) contro il presunto uso della psicotecnica da parte
della "Terza Internazionale Rossa".
Vi sono molti riferimenti alla
tecnopsicologia anche nel trattato, che dimostra la scientificità
del razzismo (specie anti-semita) da un punto di vista psicologico,
tempestivamente redatto da Landra, Gemelli e Banissoni (1940).
Al giorno d'oggi, per non fare che un paio di esempi: il Dizionario
enciclopedico di psicologia curato da Harré, Lamb
e Mecacci (1983-1986) non riporta nemmeno il termine, nè
come voce autonoma nè nell'indice analitico.
La voce non compare nell'Oxford
Companion per la psicologia (Gregory, 1987).
Nemmeno il pur corposo Dizionario
di psicologia redatto da Galimberti (1992) si occupa del
costrutto, pur citandolo con un rimando diretto alla breve voce
"psicologia applicata", cui dedica circa mezza pagina.
In quella voce: l'unico accenno
alla psicotecnica riguarda il fatto che "a suo tempo",
tra le due guerre mondiali, Agostino Gemelli utilizzò
con qualche frequenza tale denominazione per riferirsi alla psicologia
applicata, particolarmente nel campo della scuola e del lavoro.
Questo particolare uso della parola psicotecnica, per indicare
la presunta tecnologia originata dal costituirsi della psicologia
come disciplina che si dichiara scientifica, ha avuto dunque
scarso respiro, per ritornare quasi immediatamente nell'alveo
di quella fantasia ingenieristico-bio-medica da cui era originato.
Poichè corrisponde ad
una ars brevis (di breve momento), la quale presuppone
una sistematizzazione para-fisica della psicologia che di fatto
non esiste.
L'impiego del termine psicotecnica per indicare l'arte della
mente è invece, oltre che largamente precedente da un
punto di vista storico (e molto più antico, benché
spesso con dizioni diverse), anche destinato a tutt'altra solidità,
poichè corrisponde ad una ars longa (di grande,
se non infinito, momento).
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Riferimenti bibliografici:
Banissoni F. (1936). Psicotecnica e
sanzioni. Rivista Internazionale di Scienze Sociali.
Battaglia S. (1961). In: Grande
dizionario della lingua italiana. Torino: UTET.
Corbieri G. (1923). Alcuni tests usati
in esami psicotecnici. Archivio Italiano di Psicologia,
vol 3.
Ferrari G.C. (1927). Psicologia e tecnopsicologia.
Rivista di Psicologia, vol 23.
Galimberti U. (1992). Dizionario
di psicologia. Torino: Utet.
Gemelli A. (1944). La psicotecnica
applicata all'industria. Milano: Società Editrice
Libraria.
Gemelli A., Ponzo M. (1940a). Uno psicotecnico
a servizio della Terza Internazionale Rossa per esercitare il
terrore nella Spagna? Archivio di Psicologia, Neurologia,
Psichiatria e Psicoterapia.
Gemelli A., Ponzo M. (1940b). Di nuovo a proposito di uno psicotecnico
a servizio della Terza Internazionale Rossa per esercitare il
terrore in Spagna. Archivio di Psicologia, Neurologia, Psichiatria
e Psicoterapia.
Gregory R.L. (1987). The Oxford
Companion to the mind. Oxford: Oxford University Press (Enciclopedia
Oxford della mente. Firenze: Sansoni, 1991)
Harré R., Lamb R., Mecacci L.,
a cura (1983-1986). Psicologia: Dizionario enciclopedico.
Roma-Bari: Laterza.
Landra G., Gemelli A., Banissoni F.
(1940). Antropologia e psicologia. Milano: Bompiani.
Marhaba S. (1981). Lineamenti della
psicologia italiana: 1870-1945. Firenze: Giunti.
Perussia F. (1994). Psicologo: Storia
e attualità di una professione scientifica. Torino:
Bollati Boringhieri.
Ponzo M. (1929). Alla ricerca delle
attitudini nei giovani: Guida di psicotecnica applicata all'orientamento
professionale. Torino: Paravia.
Ponzo M. (1939). Psicotecnica e autarchia.
Rivista di Psicologia.
Redazione (1921). Il Convegno internazionale
per l'orientamento professionale e la psicotecnica a Ginevra.
Rivista di Psicologia.
Venturi A. (1936). La psicotecnica
nello stato corporativo. Archivio Italiano di Psicologia,
14.
Vidoni G. (1929). Corso di psicotecnica.
Genova: Istituto Galilei.
Walther L. (1931). La tecnopsicologia
del lavoro industriale. Milano: Giuffrè.
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La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
_______________________________
La Psicotecnica esiste da molto
tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
2002.
Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
sono stati:
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Tel: 02.36680878
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introdotto un contatore generale, che registra gli accessi a
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