Ma
Aristotele, come Goethe, tratta l'arte primariamente nelle sue
manifestazioni concrete, prendendo la Tragedia, per esempio,
e investigando il materiale che essa adopera, che è il
linguaggio, il suo soggetto, che è la vita, il metodo
con cui lavora, che è l'azione, le condizioni sotto le
quali si rivela, che sono quelle della presentazione teatrale,
la sua struttura logica, che è la trama, e il suo appello
estetico finale, che è il senso della bellezza compreso
attraverso le passioni della pietà e del timore reverenziale.
Quella purificazione e spiritualizzazione della natura che egli
chiama katarsis [in greco nel testo] è, come Goethe capì,
essenzialmente estetica, e non è morale, come immaginò
Lessing. Occupandosi in primo luogo dell'impressione prodotta
dall'opera d'arte Aristotele si mette ad analizzare quella impressione,
ad analizzarne la fonte, a vedere com'è prodotta. Da fisiologo
e psicologo, egli sa che la salute di una funzione risiede nell'energia.
Essere capaci di una passione e non realizzarla significa rendersi
incompleti e limitati. Lo spettacolo mimico della vita offerto
dalla Tragedia purga il petto di molta «materia pericolosa»,
e col presentare alti e degni oggetti per l'esercizio delle emozioni,
essa purifica e spiritualizza l'uomo; anzi, non si limita a spiritualizzarlo,
ma lo inizia altresì a nobili sentimenti dei quali altrimenti
egli avrebbe potuto restare totalmente all'oscuro, la parola
katarsis recando, come talvolta mi è parso, una ben precisa
allusione al rito dell'iniziazione, se pur questo non sia, come
talvolta provo la tentazione di fantasticare, il suo autentico
e solo significato in questo contesto
Avrei detto che i grandi artisti
lavorassero inconsciamente, che fossero «più saggi
di quanto non sapessero», come mi sembra che Emerson osservi
da qualche parte
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Le frasi riportate in ciascuna
pagina sono derivate da testi degli autori cui la pagina è
intitolata.
Così come all'autore
si riferiscono anche le immagini citate.
In questo caso, fra i lavori
più significativi (che, naturalmente, consiglio di andare
a leggere direttamente e con tutto il relativo contesto) ricordo:
Wilde O. (1890). The critic
as artist [Il critico come artista. Opere. Milano:
Mondadori, 1979, 241-328].
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La realizzazione di questa
impresa si sviluppa parallelamente a una lunga pratica di scena,
ma anche attraverso il lavoro connesso alla preparazione di alcuni
volumi, pubblicati di recente.
Per avere una possibile spiegazione
(?) più ampia e dettagliata di quanto qui accennato, ovvero
per trovare un riferimento più preciso per le citazioni
qui riportate e per incontrarne molte più di quelle che
possono stare qui, puoi vedere:
museum.psicotecnica.eu è
anche, almeno in parte, un supporto multimediale per tali volumi,
che può suggerire in forma visiva quanto lì viene
sviluppato in forma teorica più approfondita.
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Potremmo dire che museum.psicotecnica.eu
è un sito in progress, ma non sarebbe esatto.
museum.psicotecnica.eu non
progredisce, ma gira intorno e sviluppa.
Non pretende di (e non aspira
affatto a) essere sempre più aggiornato o più avanzato.
Per cui: si presume che sia
presente, che cambi, che non sia mai completo.
Come del resto avviene a tutte
le persone, a tutte le azioni umane, a tutti i pensieri e agli
artefatti (oltre che, naturalmente, a tutti i siti internet).
Se avete dunque da suggerire
qualcosa a questa Psicotecnica e avete voglia di farlo, ve ne
ringraziamo anticipatamente.
_______________________________
La Psicotecnica esiste da molto
tempo, ma abbiamo messo su internet il Museum solo dal 20 novembre
2002.
Da allora, i visitatori di museum.psicotecnica.eu
sono stati:
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